Cultura & Storie

Vernaccia di San Gimignano: 750 anni di storia

Il bianco toscano che racconta secoli di identità.
7 Marzo 2026

750 anni di storia e quella "testardaggine" bianca nel cuore della Toscana

Ci sono vini che fotografano un’annata e vini che, invece, raccontano una civiltà intera. La Vernaccia di San Gimignano appartiene a questa seconda, rarissima categoria.
Il 3 marzo scorso, tra le mura cariche di storia della Sala Dante, San Gimignano non ha festeggiato un semplice anniversario, ma una vera e propria dichiarazione d’identità. La data, tra l'altro, non è affatto casuale: proprio il 3 marzo del 1966 la Vernaccia di San Gimignano diventava la prima DOC d’Italia (un primato che spesso tendiamo a dimenticare).
Sessant’anni di tutela ufficiale che si intrecciano con un numero ancora più impressionante: 750 anni dalla prima attestazione scritta. Sette secoli e mezzo in cui questo vino è rimasto lì, fedele alle sue torri, mentre il mondo intorno — diciamocelo — cambiava faccia radicalmente.

Questione di nome (e di rispetto)

C’è un punto su cui i produttori non transigono, ed è bene chiarirlo subito: non chiamatela mai solo “Vernaccia”. Non è pignoleria, è geografia. In Italia di Vernacce ne esistono diverse — da quella sarda di Oristano a quella marchigiana di Serrapetrona — ma la Vernaccia di San Gimignano è un’altra storia.
Il nome deriva dal latino vernaculus (che significa "del posto"), ma è il legame con queste colline di sabbie gialle e argilla a darle quel carattere minerale e quella nota di mandorla che non trovi altrove. Usare il nome completo significa rispettare un territorio unico; è un cognome — quello di San Gimignano — che ne garantisce l’origine e la nobiltà.
Manrico Biagini e Lisanna Boschini - Credits @affinamenti.it

Le radici del futuro: le voci del convegno

Il convegno celebrativo ha messo a nudo una verità importante: questo vino non è un pezzo da museo. Sotto il titolo “Le radici del futuro”, esperti e istituzioni hanno tracciato la rotta per i prossimi decenni, con uno sguardo che non si limita ai confini locali.

Dopo i saluti del Sindaco Andrea Marrucci e del Presidente del Consorzio Manrico Biagini, il dibattito è entrato nel vivo. Ecco i punti chiave toccati dai relatori:

  1. Filippo Mobrici (Federdoc) ha analizzato con molta concretezza le sfide della sostenibilità e del ricambio generazionale, ovvero come portare i giovani verso un consumo consapevole
  2. Michele A. Fino (Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo) ha ripercorso sessant'anni di mercato, ricordandoci come siano cambiate le nostre abitudini a tavola
  3. Angelo Peretti, giornalista e strategist, ha svelato i dati Doxa sulla percezione del vino: la Vernaccia piace, e molto, ma ha ancora praterie da conquistare all'estero.
Il filo conduttore? La consapevolezza che la Vernaccia di San Gimignano ha una salute d'immagine solidissima, ma anche un enorme potenziale ancora inespresso nei mercati che cercano bianchi di carattere.
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