Cultura & Storie

Morgan, Bugo e il paradosso del calice

Da Sanremo al vino: la misura come atto sincero.
25 Febbraio 2026

Sincero a metà: il paradosso del calice secondo Morgan e Bugo

Sanremo 2020 rimarrà impresso nella memoria collettiva per un fuori programma diventato istantaneamente cult: la fuga di Bugo dal palco dell'Ariston e quel «Che succede?» di Amadeus rimasto sospeso nel vuoto.
Tutto nasceva da Sincero, un brano che, prima di essere travolto dal sabotaggio in diretta di Morgan (con le sue celebri «brutte intenzioni»), offriva uno spaccato spietato delle nostre nevrosi quotidiane.
Era una lista di doveri sociali, un elenco di maschere che indossiamo per sentirci parte del sistema. E proprio lì, tra il "mangia bio" e il "fai sport", compariva quel verso che oggi suona come un mantra per ogni foodie: «Bevi se vuoi, ma fallo responsabilmente».

Dal palco dell'Ariston al calice: il peso delle convenzioni

In questo contesto, il richiamo alla moderazione appare come l'ennesimo precetto borghese, un accessorio sociale per apparire impeccabili agli occhi degli altri. Nel mondo del wine & food, il rischio è identico: trasformare la degustazione in una performance di facciata, dove si beve poco o bene solo per posa, citando vitigni eroici per darci un tono o seguendo la moda del momento.
Se la responsabilità è solo un obbligo per sembrare "persone a modo";, il vino perde il suo spirito più autentico e diventa un mero esercizio di stile, una spunta su una lista di cose fatte come si deve per compiacere lo sguardo altrui.

La scelta del consapevole: perché il vero gusto richiede lucidità

Tuttavia, grattando via il sarcasmo della canzone, emerge una verità che ogni appassionato dovrebbe rivendicare con orgoglio: bere responsabilmente non è un omaggio alla società, ma un atto di puro egoismo sensoriale.
L’eccesso è rumore bianco; anestetizza le papille, cancella il lavoro del vignaiolo e appiattisce il territorio. Scegliere la misura significa riappropriarsi del piacere per non sprecarne nemmeno una sfumatura. Non lo facciamo per essere "bravi cittadini", ma per ribellione al consumo compulsivo.
In un mondo che corre verso l'oblio, restare lucidi davanti a un calice di Etna Rosso — nervoso, vulcanico e senza compromessi — è l'unico modo per permettere al vino di raccontarci la sua storia, senza filtri e, finalmente, in modo sincero.
Condividi l'articolo