La vite ritrovata e l’anima sarda di Tonino Arcadu

Introduzione

Scheda Libro
Come si conciliano la custodia di un'eredità storica come quella di Gostolai e l'urgenza di rinnovamento e scoperta che traspare dal suo libro, La vite ritrovata? In che modo la storia della sua cantina ha plasmato la lente attraverso cui lei narra la viticoltura sarda?
Quanto le pratiche agronomiche e le filosofie di cantina tramandate in famiglia hanno rappresentato un faro o, talvolta, una sfida rispetto alle scelte agricole e culturali che descrive come necessarie per il futuro della Sardegna?

Parlando di evoluzione, qual è stato il momento di maggiore "svolta" o ripensamento nel suo rapporto personale e professionale con la terra e il vino? Questo cambiamento è stato causato dalle trasformazioni del settore sardo o piuttosto ne è stato un motore?
Rispetto dei tempi della natura e della tradizione. Come si gestisce, in pratica, questa discordanza temporale tra il "tempo lento" della tradizione e il "tempo veloce" delle esigenze contemporanee di mercato e sostenibilità, senza sacrificare l'identità del prodotto?

Il titolo La vite ritrovata suggerisce un viaggio di riscoperta. Qual è l'insegnamento più vitale — tratto dalla sua doppia esperienza di produttore e autore — che vorrebbe fosse recepito dai giovani vignaioli sardi che oggi si affacciano al settore?