Imparare il Vino

Un nuovo capitolo per il catarratto

Il Catarratto rinasce in Sicilia: sei cantine unite per la sua valorizzazione.
28 Agosto 2025

Un vitigno che torna protagonista

Il Catarratto è tornato al centro dell’attenzione, vivendo quello che si può definire un vero rinascimento. Dopo una prima presentazione al Vinitaly, lo scorso 28 maggio il progetto ha fatto il suo debutto ufficiale in Sicilia, a Palermo, con la nascita dell’Associazione Regionale Catarratto Autentico (ARCA).
Un momento simbolico e concreto allo stesso tempo, che ha segnato l’inizio di un percorso condiviso da sei aziende familiari unite dall’obiettivo di ridare valore a un vitigno rimasto troppo a lungo in secondo piano. Andrea Amadei, sommelier e voce radiofonica, lo aveva definito la “Cenerentola del vino siciliano”: un’immagine efficace, che racconta bene il senso di questa riscoperta.

Origine e visione: un patto culturale

L’incontro, intitolato Origine e Visione, il rinascimento del Catarratto, è andato ben oltre la classica conferenza stampa. È stato piuttosto un momento di confronto e di dichiarazione d’intenti, un patto culturale che ha messo al centro il legame con la terra, la memoria e il desiderio di restituire dignità a una varietà profondamente radicata nella storia enologica dell’isola.

Sei territori, un’unica identità

A dare forma concreta a questo progetto sono state sei aziende, diverse per territorio e approccio, ma accomunate dalla stessa visione. Nelle valli del Belìce, Di Bella Società Agricola ha raccontato l’eleganza del Catarratto sui suoli calcarei. Dalle colline di Valledolmo, Bagliesi Vito ha portato l’esperienza di una viticoltura attenta e consapevole.
Nel trapanese, Caruso & Minini ha messo insieme tradizione familiare e innovazione, mentre nel cuore delle Madonie Castellucci Miano ha mostrato come l’altitudine e la biodiversità possano dare origine a Catarratto capaci di durare nel tempo.
Nell’entroterra nisseno, Tenute Lombardo ha puntato su un Catarratto d’altura dalla forte impronta minerale. A completare il quadro, Feudo Disisa ha raccontato la lunga storia e le altitudini della Valle dello Jato, dove il Catarratto è parte integrante dell’identità del territorio.

Il Catarratto come atto culturale

Il Catarratto, in questo contesto, non è solo un vino. È un gesto culturale che parla di appartenenza e di radici. Come ha sottolineato Sebastiano Di Bella, presidente di ARCA, il progetto nasce anche come risposta a un pubblico sempre più attento all’origine e all’identità dei vini che sceglie. Con la sua freschezza e la sua riconoscibilità, il Catarratto diventa così interprete autentico del luogo da cui proviene, pronto a raccontarsi, calice dopo calice.
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